Feeds:
Articoli
Commenti

L’associazione socio-culturale rende noto che sono aperte le iscrizioni per il rinnovo del tesseramento per l’anno 2012.

Il 20 Novembre di quest’anno il Laboratorio compirà dieci anni di attività sul territorio misilmerese, sarà dunque il momento per fare un bilancio di quanto realizzato e per progettare nuove iniziative.

Gli ingredienti sono sempre gli stessi: passione, amore per il nostro territorio e disponibilità nel mettersi in gioco concretamente per la vita socio-culturale di tutti noi.

Ulteriori informazioni sono reperibili al seguente indirizzo internet: www.laboratoriodemocratico.it/tesseramento%202012.htm

o per il tramite della casella di posta elettronica: lab.democratico@libero.it

Il presidente
Dott. Giuseppe Carbone

Picciotte sugnu io, u cucino nino! Ora ca finero i feste finalmente pozzu scriviri arrere na stu blogghe, comunque vi vulia riri ca facemu schifiare i cane, ave chiossae ri ru misate ca un si scrive nente…è vriogna a gente ni mancia a facce!

Ar ogni modo, vi vulia riri ca io passave bone feste rintra ni me figghia annina, manciavo bono, iucavu a tummula e m’addivirtivu, me mugghiere puru essendo sofferente bene o male stette bona.

Ora vi saluto, me nipute ave chiffare e un pò scriviri chiossae, mi rivolgio e me amici autore, scriviti qualchi cosa ca mi passu u tempo a leggere, v’aspetto sempre rarrere a matrice.

Vi salutu

Nipote di Luigi Galvani, docente presso l’Università di Bologna dal 1798, dove prese il posto del suo maestro Sebastiano Canterzani; incentrò i suoi studi sulle applicazioni dell’elettricità in campo medico e sull’illuminazione, sviluppando la costruzione di fari e dispositivi antincendio. Nel 1807 pubblicò a Londra uno studio sul galvanismo intitolato An account of the late improvements in Galvanism nel quale asserisce che in determinate condizioni sarebbe possibile riportare in vita un cadavere mediante stimoli elettrici, una teoria che troverà poi spazio nel romanzo Frankenstein, di Mary Shelley.[1] Sempre mediante stimoli elettrici, durante i suoi spettacoli, induceva movimenti spasmodici ai muscoli facciali, alle braccia e alle gambe di esseri umani e di animali.

Scrisse numerosi trattati in varie lingue, tra le quali l’inglese ed il francese.

Molti suoi esperimenti furono giudicati spettacolari ed anche raccapriccianti (eseguiti su cadaveri); nel 1803 a Londra eseguì un esperimento pubblico sul cadavere di un impiccato di nome George Forrest accusato di aver ucciso la moglie e la figlia shockando i presenti a tal punto da provocare (indirettamente) la morte del suo assistente la notte stessa per infarto, dovuto con ogni probabilità al terrore scaturito in lui dopo l’esperimento. Nel detto esperimento il cadavere ricominciò a respirare il suo cuore a battere. Per gli scienziati Aldini riuscì per pochissimo tempo a riportare in vita il cadavere corporalmente, ma il cervello era comunque morto, e gli stimoli di movimento era necessario immetterli dall’esterno.

Grazie ai denari da lui lasciati fu fondata una scuola di scienze naturali a Bologna.

Nuovo Tg in siciliano!

 Il “Giornale di Sicilia” del 24 settembre 1866 scriveva: “A Misilmeri si  commisero atrocità senza esempio e senza riscontro negli annali della più efferata barbaria”. Ma come spesso accadde la vittima principale delle atrocità fu l’Arma dei Carabinieri. Dei 29 militari della caserma di Misilmeri se ne salvarono appena otto. Gli altri furono barbaramente trucidati dal popolo in rivolta. Il 20 settembre, diffusasi la notizia della rivolta a Palermo, i contadini di Misilmeri, guidati dai banditi Domenico Giordano e Giovanbattista Plescia insorsero, assaltando la caserma dei carabinieri. Questi ultimi si rifiutarono di trattare con i ribelli, allora iniziò un combattimento che durò 24 ore. I carabinieri, bloccati da tutte le parte ed avendo consumato le munizioni, issarono – in segno di resa – una bandiera bianca. Ma gli insorti, abbattuto il portone della caserma di via La Masa, cominciarono a sparare uccidendo alcuni carabinieri. Quelli che riuscirono a fuggire furono intercettati e barbaramente massacrati. Gli altri che erano in servizio di pattuglia esterna riuscirono a ripiegare su Palermo. Un carabiniere, intercettato e riconosciuto dalle donne, venne ucciso barbaramente a colpi di pietre ed a morsi, all´interno dei lavatoi pubblici. I corpi di due carabinieri vennero squartati, le membra appesa ai ganci di un macellaio. Le teste di alcune delle vittime vennero fatte rotolare in piazza, altre montate su bastoni, portate in processione per le vie principali di Misilmeri. A questi carabinieri va rivolto un pensiero di ringraziamento per aver immolato la propria vita per la crescita sociale e legale della terra di Sicilia. Il comportamento dei carabinieri durante la “Rivoluzione del sette e mezzo”, in cui 42 militari morirono nell’adempimento del dovere, costituisce una pagina di eroismo dell’Arma, poco nota agli italiani. Ad otto anni di distanza da quel tragico giorno, il sindaco di Misilmeri, Vincenzo Sparti, chiese l’autorizzazione al Prefetto di potere esumare le salme dei caduti per dare loro una degna sepoltura al cimitero. Il 22 dicembre 1874 venne innalzato un cippo in memoria dei caduti nel camposanto di Misilmeri.

Riflessioni….

L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl’illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d’Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co’ loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll’ago finissimo dell’ingegno i fili d’oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal’argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de’ Politici maneggj, et il rimbombo de’ bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria a Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione. Nella quale si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d’horrori, e Scene di malvaggità grandiosa, con intermezi d’Imprese virtuose e buontà angeliche, opposte alle operationi diaboliche. E veramente, considerando che questi nostri climi sijno sotto l’amparo del Re Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essi, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda l’Heroe di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl’Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl’altri Spettabili Magistrati qual’erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederlo tramutato in inferno d’atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dagl’huomini temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l’humana malitia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d’Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locché descriuendo questo Racconto auuenuto ne’ tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte delle persone che vi rappresentano le loro parti, sijno sparite dalla Scena del Mondo, con rendersi tributarij delle Parche, pure per degni rispetti, si tacerà li loro nomi, cioè la parentela, et il medesmo si farà de’ luochi, solo indicando li Territorij generaliter. Né alcuno dirà questa sij imperfettione del Racconto, e defformità di questo mio rozzo Parto, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Filosofia: che quanto agl’huomini in essa versati, ben vederanno nulla mancare alla sostanza di detta Narratione. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i nomi se non puri purissimi accidenti… Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?

Parte prima dell’introduzione ai Promessi Sposi di Manzoni -  “L’istituzione dell’ Eucarestia” – Giusto Di Gand

Sbandieratori.

http://misilmerinclick.wordpress.com/2011/09/10/sbandieratori/

 

 

 

 

 

 

 

Carissimi amici misilmeresi, ho il piacere di far notare come i nostri padri, si preparavamo con grande attesa alla festa di “santu ghiustu” e con quale entusiasmo la vivevano.
Ecco alcuni preparativi:

  1. ogni famiglia, faceva le pulizie straordinarie che consistevano nell’ “abbianchiatina” e nel mettere le tende pulite;
  2. scendevano a Palermo, o con il treno, o il famoso ”filibus” (colore carta di zucchero) e andavano a comprare i vestiti, da Barone, da Niceta o in qualche altro negozio nelle vicinanze di via Lincon. C’è da precisare che prima i vestiti eleganti, si compravano solamente a Pasqua, e a San Giusto, o in qualche occasione importante tipo il matrimonio di un familiare.
  3. Il  giorno di S. Giusto era veramente il più atteso. Nessuno andava fuori, ma Misilmeri onorava veramente il patrono, partecipando numerosi e con fede a tutte le celebrazioni religiose. Il pranzo della domenica  di S. Giusto era curato nei minimi particolari, in ogni tavola non poteva mancare “carne arrustuta, sasizza, simenza, e gelatu ru Maestro Piazza“. Come per i vestiti anche per la presenza della carne era un fatto eccezionale, infatti questa non era presente tutte le domeniche nelle tavole dei misilmeresi, e tanto meno tutti i giorni come oggi, ma solamente in alcune festività.
  4. i “saluna“, cioè i barbieri e le parruccherie, erano stracolmi di persone. Ogni misilmerese cercava di farsi bello esteriormente, proprio in occasione dei festeggiamenti, “tutti mpupati a passiari nu stradune”. Una frase che le donne dicevano ai mariti e ai figli in prossimità dei festeggiamenti era: “itivi a taghiari i capiddi ca veni a festa“.

Cari amici, con questo breve articolo su come i nostri padri vivevano la festa di S. Giusto, voglio far emergere che con la semplicità del cuore si vive bene.  Si, con poco, ci si accontentava in tutti gli ambiti della vita.
Prendiamo esempio da coloro che ci hanno tramandato la festa e dal nostro grande Patrono S. Giusto M., un ragazzo appena 15 anni che ha dato la vita per testimoniare il Signore.
Amiamo Misilmeri, amiamo S. Giusto, e ritorniamo a invocarlo spesso. E perchè no, mettiamo il nome di Giusto ai nostri bambini.

San Giusto protegga e interceda per ogni famiglia misilmerese affinchè un giorno tutti insieme andremo  a godere della beata visione di Dio in paradiso.
S. Giusto ci aiuti a diventare santi come lui, altrimenti non abbiamo fatto nulla della nostra vita.

W SAN GIUSTO E VIVA MISILMERI.

(Nella Foto: Tavulata ri Santu Ghiustu a Funtana Granni).

Con affetto Don Pino Pomi

Scoperto un altro scritto  inedito di Sgracchio Leggero. Auspicava a fare il sindaco?  Un ‘ipotesi che apre altre strade alle  indagini sul suo omicidio!

 

“Un ambiente che non è sano è un ambiente dove ci si ammala. Se gli abitanti di un determinato ambiente vogliono vivere sani devono prendersi cura del loro ambiente. Ognuno secondo il massimo di tutte le proprie forze si impegna dunque a mantenere sano l’ambiente in cui vive, facendo attenzione al fatto che il proprio ambiente è anche quello degli altri con cui è a contatto.

Ma non basta.

La complessità dei rapporti, delle situazioni, di alcune circostanze, richiedono quasi sempre l’intervento di una pluralità di forze che il singolo da solo non riesce sicuramente a dare. In questi  casi è la comunità tutta che si autoinveste della adeguata responsabilità, e la comunità tutta è rappresentata da chi ha l’onere di prendere le decisioni per essa e di guidarla. I rappresentanti della comunità devono curare gli interessi della comunità e, tra questi, quello appunto di mantenere sano l’ambiente in cui essa vive. 

Questo è l’interesse primario di una comunità.

Un ambiente sano è la base su cui poggia la prosperità fisica, morale ed anche economica della comunità. Curare l’ambiente dunque è di priorità assoluta, poiché qualsiasi cura nei confronti degli altri aspetti che una comunità ha interesse a curare risulterà alla lunga inefficace e sterile; tutti i problemi della comunità convergono sempre, se si fa un’accurata analisi, verso una comune causa:  non aver curato il proprio ambiente. “

Il commento di Ancilino alla lettura del presente scritto : ” Chisto era un fodde ri catina! Minchia fanatico! ” .

(nella foto Sgracchio Leggero morto ammazzato  a mazzate nella sua vasca ammazzata)

Pubblico di seguito una recenzione del libro “La pescatrice di Platani” di Stefano Malatesta a cura dell’ottimo giornalista Marco Cicala de “La Repubblica” il libro sembra molto interessante, ma offre certamente diversi spunti di riflessione.

Ci sono Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Enzo Sellerio. Ma pure meno noti personaggi dall’altro sentire: il massimo esperto isolano di Joyce e il maggiore studioso europeo di chiostri. Senza dimenticare “il più grande disegnatore di gioielli del secolo”, che si chiamava Fulco Santo Stefano della Cerda, duca di Verdura, e fece fortuna prima a Parigi, poi negli Stati Uniti.

La pescatrice di Platani, l’ultimo libro di Stefano Malatesta (Neri Pozza, euro 16) potrebbe essere un’anatomia dell’irrequietezza intellettuale siciliana, se in 180 pagine di stupefacenti vagabondaggi (“passeggiare è un’attività umana superiore”) non si abbandonasse liturgicamente a illuminazioni profane: estasi botaniche negli onusti Orti pubblici di Palermo; estasi palatali di alicette e melanzane; estasi olfattive: l’odore spartito del “riposto” – cioè tutto quanto era stipato nelle dispense dei grandi palazzi nobiliari – o l’aroma acre delle friggitorie.

La passione siciliana “per il cibo in strada è stata ereditata dal mondo arabo”. Il problema è che “la maggioranza dei siciliani, orgogliosissima di vantare ascendenze normanne, si è sempre come vergognata di una possibile origine araba”.

A dire il vero i siciliani si vergognavano anche di “servire i clienti dei bar la spremuta” delle loro arance, e mai inserviano nei menù dei ristoranti i “cannoli e le cassate, vette supreme della gastronomia” Perchè? Vecchie idiosincrasie. Però le cose cambiano.

Non sempre in peggio. Certo, mercati come la Vucciria si fanno meno emozionanti. E le coste dove andavano a nidificare le testuggini oggi sono incellophanate dalle coltivazioni intensive dei pomodori detti Pachino. Ma, dagli anni 90, la Sicilia non solo ha liquidato “residui arcaici” tipo la fuitina o l’atavica ossessione maschia “per la grandezza della minchia”: ha anche imparato a fare il vino. Con risultati sbalorditivi. Una rivoluzione. Un’epica. Che nel libro si merita il capitolo più esteso.

Il 12 e 13 giu­gno 2011 noi cit­ta­dini ita­liani siamo chia­mati ad espri­mere il nostro parere su 4 que­siti referendari. L’associazione socio-culturale Laboratorio Democratico per l’occasione invita tutti a votare “SI” ai quesiti proposti, perché noi diciamo SI all’acqua pubblica, SI a fonti di energia diversa da quella nucleare e SI ad una legge uguale per tutti.

Per i 4 “SI” vo­te­ranno quei cit­ta­dini che cre­dono in un’Italia pu­lita, so­li­dale, giu­sta e li­bera dai ten­ta­coli an­che po­li­tici del malaffare:  quei cittadini che recla­mano l’acqua come un bene pubblico, non commerciabile e inestimabile da rendere accessibile a tutti indistintamente (Quesito 1 scheda rossa e Quesito 2 scheda gialla);

quei cit­ta­dini che vo­gliono vi­vere in un’Italia al si­curo dai di­sa­stri nu­cleari, lontano dalle scorie radioattive e al ri­paro delle spe­cu­la­zioni dei po­chi (Quesito 3 scheda grigia);

quei cittadini che cre­dono che la giu­sti­zia, per es­sere tale, deve es­sere as­so­lu­ta­mente uguale per tutti, an­che per i ric­chi e i po­tenti (Quesito 4 scheda verde).

Nei prossimi giorni il Laboratorio Democratico sarà impegnato in attività di volantinaggio a fini informativi.

Si ritiene utile informare i lettori di questo blog che la lambretta vecchia che incidenta le auto parcheggiate male o in seconda fila  è operativa anche  a Misilmeri.  Un testimone oculare giorni fa lo ha comunicato a questo blog tramite una mail. Un nostro autore è già caduto vittima di questa vastasaria.

Ma ite a cacare!

picciotte sugnu io, u cucinu nino! dumannu pirdunanza siddu ave mise ca un mi fazzu sentiri, ca macari ca aviti stato mpinzere, purtroppo me nipute partio pi studiare ca fici un concorso a santerasimu (n.b. Erasmus) e sinni io a sturiare daffora, e io unnaiu avutu como fare pi putiri scriviri na u blogghe. Na sti misi aiu statu nchiffarato, infatti, haiu abbruciato ramagghia ncampagna ogni santo iorno, me mugghiere sta arrere male e me figghia è sempre ni mia.

Ci tinia a farive l’augure ri na santa Pasqua a vuatre e e vostre famigghe.

p.s.  m’arrivao na carta ca rice ca ha paare un burdello ri munnizza, siddu corcheruno ca frequenta u blog mi sape riri a cu m’è rivolgere pi sapiri como mai mu ricissi, rici ca ora chissi ca a gestiscinu si chiamano Apt? o na cosa ri chissa…

vi salutu

(staiu passannu ni fulippina ca so marito sta facennu i mazzuna)

Bonsai contro l’AIDS

Domani, Sabato 23 Aprile dalle ore 9:00 alle ore 13:00 i ragazzi dell’associazione socio-culturale “Laboratorio Democratico” saranno in piazza Comitato per l’iniziativa nazionale promossa dall’ANLAIDS (Associazione Nazionale Lotta contro l’AIDS) per raccogliere fondi destinati alla ricerca contro l’Aids, sotto  l’Alto patrocinio della Presidenza della Repubblica,

In particolare a fronte di un contributo minimo di 15€ si riceverà in omaggio un bonsai di taglia “piccola”, a fronte invece di un contributo di 30€ si riceverà un bonsai di taglia “grande” (sono solo 6 esemplari), per tutte le altre offerte inferiori a 15 € si riceverà un piccolo gadget (fino ad esaurimento scorte).

Misilmeri ha già dimostrato grande solidarietà in iniziative del genere (raccolta fondi per i terremotati dell’Abruzzo, per gli alluvionati di Scaletta Zanclea) , per cui siamo sicuri della riuscita della manifestazione che si svolge contemporaneamente in centinaia di piazza italiane.

Vi aspettiamo  numerosi in piazza Comitato e cogliamo l’occasione per augurare alla cittadinanza una serena Pasqua di Risurrezione.

Il presidente

Dott. Giuseppe Carbone

Nacque a Faenza, nel quartiere tradizionalmente denominato Filanda Vecchia, da un’umile famiglia, che non poté permettergli di proseguire gli studi superiori. Dopo le scuole elementari, seguì quindi un corso di specializzazione in disegno tecnico e fece l’apprendista da un orologiaio. Ciononostante all’età di 10 anni era già appassionato di astronomia e geofisica, tanto da costruirsi da solo un telescopio e diversi sismografi.

In seguito al terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, si appassionò allo studio dei terremoti e, grazie ad un lavoro non troppo faticoso di intagliatore del legno, riuscì a dedicarvi parte del suo tempo. Durante la Grande Guerra servì come meccanico in una squadriglia aerea[2]. Bendandi fu quindi un ricercatore autodidatta: nel 1920 entrò a fa parte della Società Sismologica Italiana[1]e negli anni successivi formulò la propria teoria «sismogenica»[3].

Bendandi trasse ispirazione per la sua teoria dalle passeggiate fatte lungo la battigia, mentre era di guardia durante il servizio militare: nel 1919 ritenne che la crosta terrestre, così come le maree, è soggetta agli effetti di attrazione gravitazionale della Luna. La sua ipotesi per la previsione dei terremoti (mai riconosciuta dalla comunità scientifica, anche perché egli non ne volle mai fornire un’esposizione formale) è basata sull’idea che la Luna, gli altri pianeti del sistema solare e lo stesso Sole siano la causa dei movimenti della crosta terrestre[4], che secondo la sua teoria effettivamente si deforma e pulsa con tempi e ritmi dipendenti dalla posizione dei corpi celesti all’interno del sistema solare. Nei suoi studi Bendandi sfruttò anche una profonda grotta nella vallata del Rio Senio dell’Appennino tosco-romagnolo per avere la conferma dell’influsso planetario attraverso un inclinometro. Una sua prima involontaria previsione la fece per il terremoto della Marsica il 13 gennaio 1915, quando si accorse che il 27 ottobre dell’anno precedente aveva lasciato un appunto al riguardo nel suo taccuino[5].

Il 23 novembre 1923 fece registrare ad un notaio di Faenza una sua previsione: il 2 gennaio 1924 si sarebbe verificato un terremoto nelle Marche. Il terremoto effettivamente si verificò a Senigallia due giorni dopo,[6] ma il Corriere della Sera gli dedicò ugualmente la prima pagina, chiamandolo Colui che prevede i terremoti. La sua fama crebbe anche a livello internazionale[7].

Attraverso la sua ipotesi tentò di spiegare la catastrofe che potrebbe aver provocato la scomparsa di Atlantide. Egli sostenne che le forze gravitazionali planetarie, sommandosi, avrebbero provocato uno spostamento del polo geografico, con conseguente spostamento del rigonfiamento equatoriale e allagamento di alcune regioni del globo. Bendandi determinò nel 10431 a.C. l’anno in cui si sarebbe verificato questo cataclisma[8]. Un secondo cataclisma di minori proporzioni, effetto del concorso delle forze gravitazionali di un numero minore di pianeti, si sarebbe verificato nell’anno 2687 a.C. e potrebbe corrispondere al Diluvio Universale. Egli stimò che un evento analogo a quello del 10431 a.C. si sarebbe ripetuto nella primavera del 2521 d.C.[1].

Nei suoi studi si occupò anche di stelle variabili, del Sole, di pologia, di studi cosmici e atmosferici e della radioattività atmosferica in relazione a scopi atomici[9]. Oltre all’attività di scultore del legno intraprese quella di costruttore di sismografi: riuscì a vendere alcuni dei suoi modelli anche negli Stati Uniti[10]. Nella sua casa-osservatorio si dotò anche di una biblioteca scientifica[11].

Durante il periodo fascista, dapprima fu nominato nel 1927 da Mussolini Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia[1]; successivamente però venne diffidato dal pubblicare ulteriori previsioni sui terremoti in Italia, pena l’esilio. In realtà continuò a farlo, ma su giornali americani.

Nel 1928 Bendandi suppose l’esistenza di altri quattro pianeti extra nettuniani[1] sulla base dello studio dell’attività sismica, ai quali diede i nomi di Rex, Dux, Roma e Italia.

Dopo averlo perfezionato, nel 1931 Bendandi affidò all’Accademia Pontificia il metodo da lui scoperto per interpretare il ciclo undecennale del Sole. In seguito riuscì autofinanziandosi a pubblicare Un principio fondamentale dell’Universo, dove descrisse la sua presunta scoperta[12]. Nel 1972 l’astronomo americano Wood e nel 1976 quello inglese Smith approdarono a risultati simili sullo studio delle macchie solari e del ciclo undecennale dell’attività solare, ma non citarono la pubblicazione di Bendandi[3].

Nel 1959 Bendandi sostenne di aver scoperto un nuovo pianeta all’interno del sistema solare tra Mercurio e il Sole, cui diede il nome della sua città natale, Faenza[2]. Ipotesi simili erano già state formulate nel 1859 dal matematico-astronomo Urbain Le Verrier: all’ipotetico pianeta era stato allora dato il nome di Vulcano, ma ad oggi non esiste conferma della sua esistenza.

Sulla base della sua ipotesi, Bendandi predisse anche il terremoto del Friuli nel 1976: cercò inutilmente di avvisare le autorità competenti, che lo trattarono come un ciarlatano[senza fonte].

Venne trovato morto il 3 novembre 1979 nella sua casa-osservatorio di Faenza.

Solo anni dopo, grazie soprattutto all’associazione “La Bendandiana” (di cui è presidente Paola Lagorio), si iniziò a riordinare l’abbondante materiale lasciato da Bendandi, per poter maggiormente comprendere il suo lavoro ed i suoi studi. Attualmente, ricercando tra le sue carte e pubblicazioni, sono state raccolte 103 previsioni, 61 delle quali riguardanti l’Italia; le ultime pubblicazioni risalgono al 1977[5].

fonte Wikipedia


In occasione del Palio dei Sestrieri, l’associazione Laboratorio Democratico comunica che sarà riproposta la mostra “Misilmeri Antica” presso i locali della canonica della Chiesa di San Vincenzo.

Saranno esposte circa quaranta tra le foto più belle della nostra storia che tanto apprezzamento hanno ricevuto già nell’Agosto del 2008 dove la mostra fu visitata da oltre duemila persone.

L’appuntamento è dunque per Sabato 26  dalle ore 17 alle ore 21 e Domenica 27 dalle ore 16 alle 20.

Vi aspettiamo!

A Palermo, secondo una voce di popolo,  ultimamente è , oltre che  un’infrazione , pericoloso parcheggiare in seconda fila o, in generale, “male”, la propria auto.Sarebbe infatti attiva un’associazione  che si preoccupa, a quanto pare, di punire  gli automobilisti maleducati e indisciplinati. I membri di questa associazione vanno in giro per la città con una lambretta ( si racconta fosse di colore verde) a “stricare ” tutte le auto che danno il culo  al traffico o che rendono stressante guidare in città.

Pare che oggi vada tanto di moda citare l’armata brancaleone per indicare un’accozzaglia di persone senza apparenti qualità e senza unità di scopi, selezionati alla rinfusa dal peggio che la società possa offrire per fini assolutamente inconsistenti.

Lo si sente spesso dire di alcuni gruppi politici, di alcune “cordate” imprenditoriali volte alla scalata di questa o quella banca, ma a sentirlo dire di noi Anciliniani ho avuto un sussulto!

Saremmo noi un’armata brancaleone? Un’armata costruita per prendere possesso del feudo di Aurocastro che facilmente per noi anciliani diventerebbe AuroCrasto ovvero crasto d’oro…ma possiamo paragonare il nostro saltuario riunirci per spolverare la nostra antichità perduta ad uno dei più grandi film del cinema italiano? No, non possiamo nemmeno per puro spirito di battuta, nemmeno per “modo di dire” tipico del  quisque de populo, noi siamo semplicemente dei burloni lontani anni luce dal  trio dei grandissimi sceneggiatori (Mario Monicelli, anche regista, Agenore Incrocci e Furio Scarpelli).

Non siamo nemmeno Gassman, Gian Maria Volontè nè Enrico Maria Salerno e…cosa forse più triste non c’è nemmeno tra di noi una Catherine Spaak.

Chissà però che, come il Brancaleone da Norcia il nostro Ancilino da Musulumeli non riesca a compiere magnificienti gesta e non abbia in fine la gradevole fortuna di sfuggire alla morte, come il nostro in “Brancaleone alle Crociate”.

Si comunica che è aperta la campagna di adesione e iscrizione alla Congrega Ancilino . Le finalità e le forme di associazione saranno  rese note dallo stesso  Ancilino che  farà pervenire a chi lo richiede lo statuto e l’atto costitutivo. Secondo voci indiscrete la Congrega avrà carattere prettamente goliardico, ma strutturata secondo una precisa estetica del divertimento e del tempo perso.  Si aderisce a questa iniziativa facendovi una mail nuova   e riportarla nei commenti di questo articolo. Ancilino manderà quanto necessario per la comprensione dell’iniziativa.

MisilmerInclick è un progetto culturale creativo, aperto a chiunque ama la fotografia, il territorio e la società, e l’inevitabile relazione di scambio e di riflessione. Il nostro obiettivo è quello di approfondire e condividere la nostra passione per la fotografia in particolare su Misilmeri.

Sul sito potrete trovare diverse sezioni quali:

- “Castello dell’ Emiro” dove postare tutte le foto inerenti al nostro edificio storico di maggiore rilevanza;

“Misilmeri antica” un archivio di foto storiche;

- “Monumenti” immagini relative a chiese, cappelle, edifici storici etc.;

- “ Festività e ricorrenze” manifestazioni, rappresentazioni teatrali, concerti, cortei,  feste di paese, rievocazioni etc.;

- “ Natura e paesaggi” con le nostre foto raccontiamo la natura, la flora e le bellezze paesaggistiche;

- “ Girovagando” scatti fatti qua e la;

- “ Varie” se non sai dove inserire una foto… postala in questa sezione;

- “ Persone ed animali” spazio dedicato ai ritratti.

Chiediamo a chiunque condivida la nostra passione di aderire ponendo su MisilmerInClick i propri scatti (http://misilmerinclick.wordpress.com/).

Siamo su Facebook (http://www.facebook.com/profile.php?id=100001940730782)

e su Flickr (http://www.flickr.com/groups/misilmerinclic/pool/).

AVVISO

E’ probabile  a breve la convocazione di Anciliniani e non presso qualche taverna per affrontare una tematica culturale di potente risonanza. Si pensa in questi giorni a riempire l’ordine dl giorno. Probabile come primo punto : l’imporatanza ra sarda salata ‘na pasta cu u vrocculo arriminato”. Siate pronti.

Il problema vero di questa nostra moderna società, di questa che non ha più di vent’anni non è il pluralismo in sé, non è il relativismo, non è l’edonismo , o il consumismo, o il grande fratello (chi pensa che mi riferisca alla trasmissione televisiva è davvero una testa ri minchia e può anche evitare di continuare a leggere), il problema vero di questa nostra società sono sti cornuti ricchi in camicia rosa. Dacché  la borghesia nella storia pigliava sempre coscienza della propria forza e del proprio ruolo all’interno della società, i ricchi , quelli borghesi intendo ( di quelli nobili ci sarebbe da dire tanto, ma in sintesi vi basta sapere che io sul quel libro di Plinio Correa De Oliveira, che parla della superiorità sempre attuale dei nobili nella guida della società

, non solo ci piscerei sopra ma, con vanto artistico, ci defecherei pure), hanno fatto molto per lo sviluppo del mondo occidentale.

Fare tutti i passaggi sinceramente è una gran rottura di palle, ma basta arrivare alla seconda metà del settecento per capire, se ti vai a leggere La Ricchezza Delle Nazioni di Adamo Smith, che i ricchi, sebbene gran cornuti e culo arriposato, i soldi li mettono sempre in gioco e si arricchiscono dando pane all’operaio. Se poi ti leggi  il Capitale di Carlo Marx capisci che spesso, o quasi sempre, sti cornuti ti sfruttano l’operaio, perchè specialmente quelli che non organizzano e non si “sfurniciano”, dico i proprietari delle terre che se la minano e hanno la rendita non facendo una minchia, campano a suca sango. Ora sembra che magari Adamo e Carlo erano in disaccordo e così è. (Vedete: ho scritto “sembra che”.. “così è” , vi pare che esco al di fuori degli intenti di questo blog che si muove tra illusione e realtà? Non divaghiamo.) Ma se uno li legge, ed è inutile che ci provate perché anche se li leggete non ci capirete lo stesso una minchia, perciò fidatevi, capisce che dicevano la stessa cosa, vedevano la stessa cosa. Diciamo pure, e nessuno si offenda per l’aulica immagine che sto per creare, che Adamo parlava della latrina “taliandola” dal di fuori e Carlo standoci dentro. Adamo dal di fuori diceva : ” sta latrina serve, è utile, ma va pulita perché altrimenti Carlo more r’u  feto”. Carlo diceva; “sta latrina è una vera merda, mi sta vinenno u culera ittamula ‘nterra “. Ora vorrei sapere chi è il cornuto che ha il coraggio di dire che non dicevano la stessa cosa. Ma intanto di cornuti la storia è piena e anziché vedere come si poteva risolvere il problema di questa “apparente” discordanza hanno preferito insistere su una “reale” concordanza: guerra di classe. Ora io sono cresciuto con l’dea, per quanto perversa e ingiusta, che la lotta di classe fosse vera, concreta, ben definita, dai contorni e limiti chiari. Di qua i ricchi e di qua i poveri, o meglio di qua  i proprietari opulenti e di qua i proletari. Col tempo questa differenza è stata sempre più colmata, con il boom economico degli anni sessanta già in Italia nasceva la classe media, negli anni settanta avevamo tutti la lavabiancheria, il frigorifero, andavamo a mare, guardavamo la televisione e si facevano meno figli. Eppure proprio negli anni settanta , all’inizio specialmente, si cominciano a ripigliare discorsi inutili, di comunisti, fascisti, lotta di classe. Insomma arrè burdello. I comunisti si delineano con un abbigliamento, una capigliatura , un gusto nel vestire, e così pure i fascisti che verranno chiamati borghesi, che poi c’è da dire che erano tutti figghi di patri e di matri e non capivano una amata minchia di quello che facevano; la sociologia e la psicologia hanno ampiamente spiegato quali sono le dinamiche che portano un adolescente a vestire in un modo, a comportarsi in un altro e così via, tutte teorie trite e ritrite che portano ad una attendibile e veritiera sintesi: u sticchio! Non dico altre cose perchè ho troppo rispetto per le donne e non le infilo tra i masculi a fare bordello in mezzo alle piazze, le femmine si stanno a casa a suggerire o a comandare ai masculi cosa dire e che bordello fare nelle piazze . Insomma i letterati li definiscono stereotipi, cliché, modelli. Se  hai la barba sei comunista, se hai baffi fascista. Se ascolti Guccini comunista, se ascolti Battisti fascista.  Se ti metti una giacca rasata  blu e una cravatta sei  fascista, se ti metti una giacca di velluto a coste marrone comunista. Se ti fai i capelli rasta e ti fai  crescere i pidocchi sei solo un filosofo  fituso,  affascinante, ma fituso e fai feto! ( Non divaghiamo). Reale differenza di stereotipi, apparente differenza di provenienza sociale, ma ancora reale differenza di contenuti. Quella reale “apparente”  differenza di contenuti. Cioè operai di qua con i socialisti e i comunisti, e ricchi di là senza partito, (la democrazia era esorcista nei confronti dei comunisti, e Gesù che ci spacca li corna ai mercanti del tempio, per i ricchi). Quando è arrivato Berlusconi però le cose si fecero chiare. Piano piano, sotto sotto,le cose  erano talmente cambiate, che,  quando cadde la prima repubblica,  malgrado vi fossero ancora socialisti e comunisti, sembrava che non ci fosse più lotta di classe. Anni di inebriante illusione. Che bello qualcuno disse. Ma Berlusconi insisteva : sono i soliti comunisti, sono sempre loro. Uno quando lo sentiva parlare diceva ma questo è malato!. Insomma non c’era più contrapposizione. Oddio a scuola si facevano (e si fanno) sempre le stesse occupazioni, le stesse assemblee, le stesse lotte, comunisti di qua e fascisti di là. Ragazzini ancora con l’acqua gigghiana che prolungano il sogno di tanti professori con le palle cadute che non hanno voglia di fare una minchia. Ma in generale la società viveva estasiata, stordita , quasi disorientata. “Che minchia facciamo ora? ” qualcuno diceva.  Se Carlo Marx fosse stato ancora vivo avrebbe risposto:  ” to ma buttana a latrina ancora a gritta è! l’ama a ghiccare ‘nterra!. Ma Carlo no c’era. Né Carlo e  manco Adamo, che la voleva pulire.  Ora praticamente quello che aveva ereditato il posto di Carlo, molto più furbo, era uscito fuori e si era messo accanto a quello che aveva ereditato il posto di Adamo. Il discepolo di  Adamo diceva: “ora sta latrina ci penso io, fazzu accussì, accussì e r’accussì!”, e il discepolo di Carlo dandogli gomitate diceva : ” ma chi minchia rice, si fa accussì, levate ci penso io.” Insomma il discepolo di Carlo, quello con la camicia rossa per intendersi, usci dalla latrina e si mise a fare il LIBERALE come il discepolo di Adamo, ma  per distinguersi si fece  chiamare LIBERAL, e quella camicia rossa che portava quando era ancora dentro, uscendo fuori alla luce del sole, sbiadendosi è diventata rosa.  Il problema oggi della latrina rimane irrisolto, e sebbene lo è sempre stato a causa di un’apparente contraddizione , oggi lo è di più per quella che è una reale contraddizione.

Sono colpito dall’insolita risposta del sig. Maurizio La Lia che conosco personalmente e che ho sempre giudicato una persona intelligente e pacata. Sono convinto che  quelle frasi siano dettate dalla leggerezza con cui il sig. La Lia ha letto quelle poche righe che hanno un significato ben preciso.

Nel mio intervento infatti non chiedo che il sig. La Lia debba chiedere delle autorizzazioni a qualche fantomatico padrone, prima di pubblicare qualcosa (forse ha già dimenticato il mio post intitolato MinCulPop), pretendo però che si attenda alle finalità per le quali questo spazio è stato creato. Cito testualmente: Questo non è un blog di informazione. Questo è uno spazio offerto a chi, visionario o folle, vuole contribuire a dare un’altra chiave di lettura del reale o del sogno. A chi trattando del reale ne ignora le disillusioni, a chi viaggiando nel sogno ne discoprire le illusioni.

Quindi in sintesi ti voglio dire:  non sbagli a scrivere ciò che pensi, anzi questo ti nobilita, ma sbagli il luogo nel quale le scrivi. Anche perchè mischiare i fatti che tu racconti e che sono di estrema gravità con Giusto di gand e altre minchiate del genere mi sembra poco rispettoso nei confronti dell’importanza del fatto stesso meritevole di altri scenari.

Detto questo se la tua risposta è data da una cattiva interpretazione del mio messaggio per me, che non mi sono offeso, la polemica si chiude qui, in caso contrario quello che si è già stricato a terra mi dispiace dirlo ma sei proprio tu,  ciò è dimostrato dalle parole che mi hai rivolto.

Ancilino è sempre stato uno spazio “libero”, lo dimostra il fatto che il sig. Chimardi è “autorizzato” a scrivere senza averci informato sulla sua identità, ognuno di noi ha sempre pubblicato i propri post senza particolari “autorizzazioni”.

Se il sig. Chimardi si sente offeso, pi mia si po’ stricare n’terra,  io continuerò a rendere pubblico tutto ciò che riterrò opportuno esternare.

Qui non abbiamo padroni a cui dare spiegazioni su ciò che viene pubblicato!

Ritorno di protesta!

In riferimento agli ultimi post pubblicati dal signor Maurizio La Lia, vorrei chiedere al nostro sempre presente ancilino se questo blog  ha intrapreso un nuovo corso di cui non sono stato informato, oppure è solo un ritorno a vecchie malsane abitudini?

Mi spiego meglio, siamo ancora quello spazio “puro” lontano dall’essere inquinato dalle bassezze del quotidiano vivere, o per tirare avanti a campare prendiamo tutto come viene con il rischio di vanifacare  il bel lavoro fatto fino ad adesso?

Dal 1°gennaio 2011,sospeso il servizio di Assistenza domiciliare per 132 anziani e per 38 diversamente abili !!
Alla faccia del cambiamento……………………………………….

parole pubblicate su facebook sul profilo del consigliere Falletta (PD)

Articoli precedenti »

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.