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E’ successo proprio questo tra pochi anni. Come una sorta di virus ha infetto molti uomini che riuscirono a vedere quello che prima non vedevano. Tutto più nitido: la democrazia, la partecipazione, il garantismo, la cautela, la moderazione. Capirono. Cosa è accaduto?

La prima vittima di questo virus fu un giovane magistrato che accompagnava un altro più vecchio in uno di quegli interrogatori di garanzia ad uno di quelli che nella loro vita ne combinò di tutti i colori, omicidi, stragi, violenze inaudite, sofferenza e dolore. Un demonio in terra praticamente. Da anni in carcere, questo veniva ora interrogato da questo magistrato, ora da un’altro per tutti, e i tanti, processi che pendevano sulla sua testa.

Per lui gli interrogatori erano dei bei passatempo, tanto più che si divertiva a spaventare quei poveri cristi con le sue occhiatacce. Ebbene sapete che successe, quel povero giovane magistrato ebbe un attacco virale acuto nel momento stesso in cui quello lo guardava con fare minaccioso. Pigliò una pistola gliela infilò in bocca e gli sfracassò il cervello . Poi si tolse anch’egli la vita.

Prima di puntare su di se l’arma però disse: ” io sono un eroe poiché sacrifico la mia vita, ponendo fine ad un atto da me iniziato, per togliere di mezzo questa presenza incombente, come un tumore, nella società italiana. Al garantismo e alle leggi  della democrazia io  ho posto una deroga”.

 

SgracchioLeggero Junior.

(…) I,i n ultima analisi cari signori , iu nun capisciu picchi siddu i musulumisi avemu tutte a casa, avissimo a ddare sit picciule ri bono casa all’avutre ca musulumisi nun sunno!.

Neca è pi essire tinte, ma è l’ebbica che è tinta. I musulumisi sannu scassato tutte u culo pi farise un purtusu, e mi ricordo i burdella chi successero ‘ntall ottantacinco, e ora cu un paise ca è quasi tuttu ristrutto picchì mancano picciole e avemo un comune arriddutto alla miseria, nuatre avissimo a dare picciole pu bono casa (…)


Uno degli astanti si alzo e chiese:- Caro Ancilino ma chi minchia rice? In primise, i picciule ca nuatre ci ramo a chiste pi i bono casa un su nostre, ma nni runano pi dalle ; in secundise i picciule arrestano sempre a musulumere picchì si pigghiano i patruna ri case.


Ancilino per niente contrariato, ma anzi, divertito rispose : - Caro Michele , si tu prima ri parrare cuntasse fino a deci, forse sparasse meno minchiate. Picchì granni locco ca si, i picciole ca ci ramo pi i case ci ramo ae forestere ed è già sbagghiato u principio, e io parrava proprio ru u principio, ma ri poe sti picciole unn’è ditto ca arrivano e patruna ri case, e di poe, a cosa cchiù importante, i patruna ri case secunnu tia a su megghio ri di cristiane ca si rumpero u culo pi farise u purtuso ri casa? ti vogghiu rire, u sinnaco ava a pinsare a tutte e specie e chio ssae no  a picca cristiane. Ora vive e un ci scassare a minchia.

 

Turiddo: U sintistivo, mafia e politica a Musulumeli?

Ninuzzo: ….ma quali mafia?

Santuzzu: …. ma quali politica?

…..Ma viri chi burdello!

 

 

 

 

immagine tratta da http://inventoaltritempi.blogspot.it/, non ce ne voglia l’amico LOBO

 

N’capo vallare, cravunche!

Posto questo divertentissimo articolo di Eugenia Nicolosi per www.livesicilia.it

Sex and the single…le quarantenni a caccia…

I tratti distintivi sono abbigliamento da educanda e trucco da battona, parlata a culo-di-gallina che se devono dire “pronto” dicono “prantu” come le dodicenni, account di Facebook sempre aperto e sorriso sempre falso. Sono le single quarantenni della palermobbane. Si sentono le vampire fighe di Tuailait ma hanno molte più rughe, e come loro si aggirano solo al calar delle tenebre. Nessuno sa che lavoro facciano, e pochi le incontrano di giorno. Forse non osano uscire allo scoperto sotto la luce del sole perché la mezza tonnellata di fondotinta che si sono impiccicate sotto gli occhi si vedrebbe tutta, ma all’imbrunire eccole che occupano i tavolini dei pub modaioli pronte, prontissime se la serata prende la piega giusta, ad arricamparsi ubriache all’alba.

A Palermo si sono formati questi micro gruppi di donne che gli uomini furbi evitano accuratamente, perché ormai è risaputo che anche se ridono, bevono cocktail e si annacano il culo vascio in discoteca, in realtà loro sono avvoltoi in assetto da combattimento che hanno un unico pensiero: la caccia. Perché loro il weekend vanno a caccia, di un esemplare maschio. All’inizio della loro carriera, l’uomo in questione doveva avere caratteristiche ben precise: eleganza, cultura e una barca di soldi. Con il passare delle stagionature bastava che non avesse matrimoni alle spalle e che non fosse psicopatico o evaso dall’Ucciardone. Adesso è sufficiente che abbia tutti i denti. Ma non lo diranno mai perché loro sono single e fiere di esserlo.

Tutto è iniziato quando anni e anni fa, rimaste forse rincoglionite da un episodio di SexAndTheCity o dal volume troppo alto delle loro stesse fastidiosissime risate, hanno iniziato a lasciare i fidanzati perché beh perché non lo sa nessuno, e volando di fiore in fiore si sono lasciate alle spalle tanti bei ragazzi disposti a tenersele a cuccia e sopratutto fiumi di curtigghi su quello che andavano combinando perchè a Palermo se fai la troppo la simpatica si curtigghia e poi non ti si piglia nessuno. Così ora, quelli della loro generazione si sono intelligentemente buttati sulle venticinquenni e loro sono rimaste accucchiate.

Se glielo chiedi però, ti dicono che non si vogliono accontentare come hanno fatto quelle patetiche donne tristi delle loro ex amiche e che anzi, al solo pensiero di abbandonare questa fantastica libertà di cui godono si sentono anche un tantino perse. Del resto, tutti si cornutìano, si lassanu, cioè chi me lo fa fare? Eppoi io non sono cosa di figli. Questa è più o meno la risposta.

E quell’occasione che hanno perso a trent’anni, quando quello lì si presentò con l’anello, è solo un aneddoto di cui ridere davanti un vodkatonic il sabato sera e su cui disperarsi la domenica pomeriggio. Quando in Tv danno i film romantici, quelli con Meg Ryan.

ImmagineDopo anni di ricerca e progetti sono riuscito a comprare, impiantare ed avviare un’azienda agricola nel centro Sicilia. Niente di particolare secondo me ma, per la mediocrità che regna nel settore agricolo a colpa delle istituzioni che poco operano perché questo possa essere un settore di reale sviluppo economico per l’intera regione, di certo innovativo. A voi che leggete non dico in cosa consiste questa novità perché so già, lo sento, che siete carichi di pregiudizio nei miei confronti, nei confronti ,ovvero, di un imprenditore. Per altro odio anche io voi, che siete lì a giudicare tutto quello che un imprenditore fa come qualcosa di losco e illegale. Vi odio ,ma no vi voglio male, cosa che invece voi volete a me. Io per conto mio vi auguro ogni bene, ma vi disprezzo, e mi fate anche un po’ schifo.

Dato questo calore vorrei comunque dirvi che io il culo me lo rompo ogni giorno e anche altro mi rompo. Penso continuamente a come mantenere la mia impresa in attivo , penso continuamente a come piazzare i miei prodotti sul mercato, e penso continuamente a chi collaborando con me, è vero, non resta sveglio la notte a pensare a come organizzare la produzione, ma talvolta resta sveglio pensando a come fare se io non riuscissi a organizzare. I miei operai lavorano, non stanno ad aspettare la fine dell’orario lavorativo, essi lavorano. I miei operai hanno dignità di uomini.
E ora vi dico una cosa che vi farà saltare dalla sedia, dalla maligna contentezza, dall’invidia esaudita.
Mi hanno comminato una multa , da costringermi a vendere, macchine e terre e chiudere l’azienda. E’ probabile che mi faccia anche qualche anno di carcere.
Tranquilli signori detrattori, non ho utilizzato un diserbante nocivo alla salute dell’uomo, non ho avvelenato il consumatore; non ho risparmiato sulla sicurezza dei processi produttivi, non ho messo a repentaglio la vita dei miei lavoratori.
Io non ho contribuito a pagare la vostra rendita, la rendita dei privilegiati, delle tre ore effettive di lavoro che a stento in un giorno riuscite ad accumulare, e mai pesanti, mai logoranti, mai faticose; la rendita del vostro far nulla, delle vostre pause caffè, delle vostre pause sigarette, delle vostre pause face book, delle vostre lamentele “non si riesce ad arrivare alla fine del mese”. Vi disprezzo proprio per questo, voi vivete di rendita, e la rendita io non ve la do col culo dei miei operai.
Io ho evaso cari signori detrattori, e qui con significato diverso di poc’anzi.
Io ho evaso le tasse di uno stato che olia una macchina grippata. Lo trovo inutile, irrispettoso, ingiusto e cattivo.
Io ho evaso le tasse di uno stato che no sa tutelare me e i miei operai, me e VOI cari coglioni. Di uno stato che non riesce a tutelarmi da una masnada di delinquenti violenti e armati che giocano al Padrino di Coppola, che giocano al gioco della Mafia e che puntualmente venivano a rompere le palle per regali e contributi ai familiari carcerati.
Ho preferito dare a loro il contributo, non ai violenti, non a quegli stupidi e meschini uomini falliti. Ho dato il contributo ai loro figli, a dei poveretti senza colpa che vivono senza genitori perché in galera o perché ammazzati , tutti comunque vittima di uno stato fatto e concepito male, malissimo. Uno stato senza tensione di uguaglianza, tensione di diritti, tensione di equità ed equilibrio.
Ora io mi farò il carcere, i miei operai saranno abbandonati a loro stessi e vivranno elemosinando comprensione e commiserazione, vivranno di arrangiamenti, vivranno di orgoglio infranto di lavoratori onesti mai scesi a compromessi; voi per parte vostra li disprezzerete, per paradosso, come io disprezzo voi; disprezzerete il loro modo di vestire, di divertirsi, di parlare. E’ la storia del mondo. E’ la storia dei vinti.

Un ex imprenditore. (liberamente tratto ed adattato dalla rivista satirica la lanterna di Diogene a cura di Mario Centini, in Illuminismo, Biblioteca letteratura francese, Torino 1982.)

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