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Posts Tagged ‘Cunta’

Un’ultima pallina

1-up

E poi venne il tempo dei videogiochi, dopo aver giocato nei modi più svariati (come ricordato da Josapepa) arrivò il tempo di abbandonare le strade e rifugiarsi nelle sale giochi dove arrivavano i primi videogames che fecero la storia, il più gettonato fu sicuramente Street Figther che fece la fortuna di chi lo offriva e che significava per noi fare delle file lunghissime prima di poter fare una partita, e dove una “vita” del personaggio preferito per qualche oscuro fatto che sfugge veniva chiamata: “pallina”.

Il mondo delle sale-gioco ha caratterizzato la nostra generazione (anni 80): un luogo di incontro per amici, un luogo di svago e ogni tanto di rissa.

Del resto a 15 anni ci si sentiva già troppo grandi per continuare a giocare per strada con i giochi tipici dell’infanzia, anche se ci concedevamo volentieri ancora qualche partita di pallone e ci beccavamo gli insulti e i rimbrotti degli anziani, con la classica frase “Ast’età….va cercate un travagghio!” o il più innocente “Va cercate a zita!”,

ma a zita era ancora qualcosa di molto ideale che, in fondo, non interessava ancora molto.

Dunque ci si riversava per diverse ore nelle sale-giochi, nel nostro paese storiche quelle dell’ “endas” ovvero “Bar Sport” e quella “n’facciu l’endas” ma in quegli anni le sale giochi spuntavano (e chiudevano) come funghi, in particolare in quello che noi chiamiamo “u strittu a chiazza” c’era un signore anziano che metteva a disposizione i suoi “bigliardini” per un modestissimo prezzo (100 lire mi pare per ogni set di palline), io ci sarò stato massimo due volte, poi chiuse, ma sono sicuro che qualche amico più grande di me si ricorderà bene e potrà raccontarci qualcosa in merito. (altro…)

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Curnutu a cue?

cornuto-e-lo-sai

Una delle espressioni tipiche della nostra cultura, che tanto affascina le genti extrasicule, è la parola “curnutu”, per la verità c’è ne sarebbe una ancora più famosa ma che, per amor di sobrietà, taceremo.

Spesso amici mi chiedono perché mai ci è tanto cara questa parola e perché compare molto spesso nei nostri dialoghi e in quelli dei “nostri” personaggi televisivi, come Montalbano.

E allora si va a spiegare che “curnutu” non equivale necessariamente a “cornuto” se non per un solo significato, che è quello originario (munito di corna, persona tradita a livello sessuale), ed è difficile spiegare che per noi siciliani, può significare un semplice modo di dire, o talvolta addirittura un complimento.

Allora per comodità si elaborano di seguito alcuni schemi che classificano le varie definizioni del termine:

Curnutu strictu sensu: indica l’uomo tradito dalla moglie, difficilmente si declina al femminile. Può articolarsi nella formula curnutu e contento ovvero colui il quale sa del tradimento della moglie ma nonostante ciò si accolla le conseguenze e soprattutto non agisce in difesa del suo onore e della sua reputazione, ma la situazione si adatta anche al caso in cui il cornuto sia ignaro della sua condizione e viva felicemente la sua vita coniugale. (altro…)

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Tra poco più di una settimana festeggeremo il Santo Natale, ma a prescindere dall’evento religioso in sè, per milioni di famiglie italiane sarà il momento di aggregazione tipico delle festività, tutti intorno ad un tavolo a mangiare, anzi a presiedere una maratona culinaria che inizierà la sera della vigilia e che terminerà la sera del 26 dicembre. Se poi mettete che quest’anno il ponte natalizio è stato clemente con noi poveri mortali, ci ritroveremo 4 giorni non stop a mangiare, bere e giocare in compagnia!

Ma voi, carissimi amici del blog di Ancilino, che abitate o che siete originari di Misilmeri, come festeggiate il Natale sotto l’aspetto gastronomico? Avete qualche pietanza tipica che si ripropone in questo periodo? Rispetto alla mia città natale, ossia Palermo, cosa proponete nelle vostre tavole? Ma soprattutto che ricordi avete di questo periodo così speciale?

I miei ricordi più belli  passati in famiglia durante il pranzo di Natale mi portano a raccontarvi di teglie interminabili di pasta al forno(Anelletti), teglie di capretto o agnello sempre al forno, quantità industriali di antipasti e dulcis in fundu lei, la regina  dei nostri natali palermitani: La Cassata! Un mattone farcito del peso medio di 5 kg, che con una fetta bissavi il pranzo luculliano consumato precedentemente… Che profumi e che ricordi!!! Oppure quelle quarare stracolme di cozze appena aperte, fumanti e “profumanti” di aglio e prezzemolo, quell’odore inconfondibile di pesce arrostito, quei piatti stracolmi di spaghetti con le vongole, il profumo delizioso e delicato dello spada accompagnato ai gamberoni alla griglia, e sempre loro maestosi e interminabili: i vassoi con i pasticcini! A Palermo diverse pasticcerie ti offrivano indescrivibili capolavori, dal cannolo fresco riempito all’istante della pasticceria Scimone, alla cassata siciliana, ai pasticcini di Oscar, ed un tempo anche la gelateria Santoro di piazza Indipendenza, ma solo perchè ci lavorava il papà di un mio amico! 😉 (altro…)

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Chi non ha mai avuto da piccolo della Pupaccena durante il periodo dei morti? Quanti ricordi a vedere queste piccole statuine di zucchero cristallizzato con le forme più assurde! Ma la Pupaccena originale è sempre stata la forma dei paladini, con i personaggi tipici del teatrino dei pupi siciliani. Infatti venivano sempre riconosciuti come “Pupi ri Zuccaru”. Poi nel tempo hanno cambiato diverse forme, soprattutto per attrarre i bambini con i personaggi televisivi, soprattutto cartoni animati. Io che sono nato negli anni ’70 ho vissuto un periodo bellissimo, i ricordi della festività dei morti erano particolari, la tradizione palermitana di quel periodo prevedeva la realizzazione di un piatto largo confezionato con biscotti di vario genere, soprattutto prodotti del periodo, i cosidetti “ossa ri mortu” oppure i classici biscotti con la glassa di zucchero bianca o cioccolato, frutta secca, fichi mandorle e nocciole, e qualche cioccolatino. Ed in mezzo trionfante “U pupu ri zuccaru”! La funzione principale del piatto era quella di offrirla ai parenti morti che durante i giorni tra l’1 ed il 2 novembre, facevano visita ai propri cari, e se c’erano dei bambini diventava ancora più bello, perchè se avevi fatto il bravo, “U nonnu Pippino ti purtava u’ jocu” ed ovviamente io da piccolo credevo ciecamente a questa tradizione, e la notte tra l’1 ed il 2 diventava come la vigilia del natale… La fine degli anni ’70 era il periodo dei cartoni animati giapponesi, Goldrake, Mazinga e Daitarn 3 ed i pupi spesso avevano la loro forma. (altro…)

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Comu priavano i nostri nonni (parte I)

 La realizzazione di quest’ articolo lo dobbiamo ad alcuni nostri concittadini anziani, i quali con molta pazienza e impegno hanno cercato di rievocare alla loro memoria preghiere e rosari, in onore della Vergine Maria, San Giuseppe, il SS Crocifisso ed altri Santi, che hanno un contenuto teologico semplice ma che meritano di essere ricordate.

 

 

Orazione della sera

  • Signuruzzo mi staiu curcanno/ tri cosi sulu iu t’addumannu: estremunzione, comunione, ogghiu Santu/ Padre, Ave e Gloria
  • Lu Signuruzzu me Patri, la Marunnuzza me Matri l’anciledda fratuzzi, li Serafini cucini/ora ca haiu sti amici fidati mi fazzu la cruci e mi mettu a durmiri.
  • Io mi curcu n’ta stu letto cu Gesuzzo n’ta lu petto, si io rormo si io vigghio cu gesuzzu mi struvigghio. Io chiuio la porta mia cu mantello ri Maria, ri rintra na porta ri fora na rocca, cu vole male a nuatre unnavisse a truvare la porta. A virga ri San Ciuseppe, anedda ru Sarvature, attacca e via i mali pirsune. O Signuruzzo u vogghio benire pi patre, a Marunnuzza pi matre, i tririce apostuli su li me frati, aiu st’amici firile mi fazzu la cruci e mi mettu a durmire. ( di nanna Rosa) (altro…)

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Dopo un pò di tempo torno a postare un nuovo articolo qui da Ancilino!

Il titolo del post si riferisce ad una frase che mi ripeteva sempre la buonanima di mio zio Totò quando giocavamo a briscola nelle calde ed afose giornate estive delle campagne di Palermo, e lui impassibile vinceva sempre ed io non capivo mai perchè! Era il classico bracciante agricolo che la mattina si alzava alle 4, usciva in direzione della sua campagna e ritornava verso mezzogiorno nella speranza che sua moglie gli avesse fatto trovare qualcosa da mangiare. Ovviamente il pranzo non gli  bastava mai e puntualmente lui si alzava, prendeva una cipolla intera, e se la mangiava a pezzi insieme a del pane. Oppure, si preparava una bomba di insalata fatta con cipolle rosse, pomodoro fresco e tonno… Rigorosamente tutto del suo orto! (Non il tonno ovviamente!). (altro…)

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L’acqua

L’acqua non arrivava alle case nel trentacinque: i chistianeca çinchinedda o u baccaruni, sa ianu a ghinchire e funtane, l’acqua.  Quelli del “comune chiesa” alla fontana nuova, quelli di San Francesco e San Vincenzo ai due cannoli, l’avutre ‘un lu saccio!   E mica ci si faceva la doccia ogni giorno, sempre che chi legge lo ritenga normale. Ci si lavava a pezze. Prima a faccia, poe i vrazza, i cosce, i pere: ca stissa acqua.  Certu però ci vulianu ru’ buattuna ravante a casa: ca neca si putia scinnire all’acqua ogni pizzuddu! Cu ‘un l’avia pacienza: o fascianu acchiana e scinne comu a maronna ra favara o puro, si i figghie eranu lagnuse e ‘un vulianu scinnire, ‘nto vacile ra faccia si cci lavavanu vinti chistiane ( sempre a pezze e ca stissa acqua).

L’acqua arriva alle case nel cinquantacinque e l’acqualora finiscinu ri travagghhiare, si rovina un intero settore lavorativo. Ci si comincia  a lavare, a farsi la doccia, ma chidde ca si lavavanu tutti ‘nzemmula seguitano a farlo, però ‘nto ‘na vasca ri prastica.

L’acqua nel settantacinque si sfrae e s’inquina. I chistiane si l’accattanu ‘nta buttigghia ri vitru. Adesso ci si fa il bagno. E Macari puru chidde ca si lavavanu ‘nto stissu vacile, però  pu ‘un fari arrifriddari l’acqua, trasinu e nescinu veloci!

L’acqua nel novantacinque comincia a scarseggiare e a costare cara. Qualcuno ritorna, fiero di amare la vita antica, ma ogni volta deprecando sottovoce per la lagnusia,  alle fontane: -che li l’acqua è migliore di quella imbottigliata!-;  e di bagno non se ne parla: -la doccia è più veloce, non si perde tempo e non si spreca!-.  Ma in quella stoica famiglia di lagnusi il padre esorta: “Figghi mei, ata a pinsari ca quann’era nico iu  n’aviamu a lavare, vuatri site furtunate: ca ci su sti deodorante e vi livate u pinsero!.

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