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Archive for the ‘Cunta’ Category

Il sonno della mente

Siamo circondati da professori, santoni, maestri di vita pronti a dirci come si vive, come si pensa, cosa si pensa. Nella società contemporanea queste figure sono diventate indispensabili non si riesce più a farne a meno.

Siamo inondati da una mole di informazioni provenienti da una varietà di fonti mai viste prima, eppure ci limitiamo a interpretarle molto velocemente magari limitandoci ai titoli principali in attesa che il luminare di turno ci effonda la verità calata dall’alto della sua infinita saggezza.

Come mai? Perché abbiamo bisogno di loro?

 

Perché non vogliamo più a pensare.

Lentamente stiamo perdendo la capacità di formulare un pensiero nostro che prenda forma dopo un’attenta lettura della realtà che ci circonda.
Abbiamo smesso di essere curiosi, di coltivare quella curiosità che in ognuno di noi è innata ma che ormai troppo spesso preferiamo sopire.
Facciamo dormire la mente vivendo il “sogno” preparato a tavolino da qualcun’altro.

Dormiamo… dormiamo nella convinzione che vivere così sia più facile.

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Apprendiamountitled adesso una notizia che avrebbe dell’incredibile. Pare che il noto editorialista nonché collega josapepa avrebbe deciso di partecipare in prima persona alla prossima tornata elettorale.

Secondo fonti ben informate pare che negli ultimi tempi, noti esponenti romani del Fronte Pecorale Democratico (gli stessi che furono protagonisti qualche tempo fa di uno spiacevole episodio con il nostro Ancilino che li prese a sputazzate ndr) avessero preso contatti con  il josapepa a cui avrebbero fatto pressioni sempre maggiori affinché mettesse il proprio impegno al servizio della causa.

Sempre secondo i nostri informatori apprendiamo che nel quartiere San Vincenzo la notte scorsa, alcune persone vicine al josapepa stessero lavorando in gran segreto all’allestimento di un comitato elettorale. I manifesti sarebbero già stati commissionati ad una tipografia di città. Il tutto lascia pensare ad una discesa in campo in grande stile.

Restiamo in attesa di conferme o smentite da parte dell’interessato.

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Picciotte sugnu io, u cucinu ninu, oggi vi lascio con questo interrogativo: chi era Mattelo Lo Vecchio?

vicolo matteo lo vecchio

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Picciotti sugnu io, u cucinu nino….ave assae ca un mi fazzu sentiri….ci tinia a pubbricare st’articolo.

La società segreta dei Beati Paoli, il cui ricordo ancor oggi è mantenuto vivo da una costante tradizione orale, è nata, secondo il marchese di Villabianca, dallo strapotere e dai soprusi dei nobili che amministravano direttamente anche la giustizia criminale nei loro Stati e, molto spesso, si servivano di bravacci per risolvere, alla svelta, quei casi che per ragioni di opportunità o di prudenza consigliavano di non far ufficialmente decidere alle loro Corti.
Palermo dell’epoca dei Beati Paoli

I membri di questa setta Furono giustizieri o sicari?

Certamente l’uno e l’altro contemporaneamente. Giustizieri, quando operarono per vendicare delitti impuniti ed impedire soprusi; sicari, quando invece si prestarono ad eseguire vendette personali o allorché si servirono dell’alone di mistero che li circondava e dell’indubbio favore popolare per compiere delitti comuni. Dalle scarse fonti a nostra disposizione non possiamo fornire notizie per documentare attendibilmente il loro operato, in ogni modo possiamo affermare che questa setta sicuramente esistette, e costituì un vero e proprio tribunale di giustizia, protettrice dei deboli e degli oppressi. La setta agiva nell’ombra e nella massima segretezza per proteggere i deboli e gli oppressi utilizzando un vero e proprio tribunale. Solo il Marchese di Villabianca nei suoi ” Opuscoli palermitani” cita la setta segreta con il suo tribunale e i luoghi dove agiva. In questi diari hanno attinto diversi autori tra cui il Linares ed il Natoli.

Quest’ultimo scrisse tra il 1909 e 1910 un romanzo d’appendice che era regalato dal Giornale di Sicilia ai propri lettori.

Il quartiere Capo, intricato da ampie cavità sotterranee che fanno parte di un vasto complesso cimiteriale cristiano. Il luogo dove si riuniva la fratellanza dei Beati Paoli si trova nei pressi della chiesa di Santa Maruzza e il vicolo degli orfani.

La leggendaria grotta dei Beati Paoli, che fa parte di un complesso di cavità di quello che era il letto naturale del fiume Papireto, è ricavata nella sua sponda di sinistra in un grosso blocco di calcarenite. Nei secoli, la grotta fu interessata, ora come luogo di riunione segrete (secondo quanto tramandatoci dalle tradizioni), ora come immondezzaio privato, sfruttando la preesistenza dell’ipogeo, ora come rifugio durante le incursioni aeree della seconda guerra mondiale.
All’antro, accessibile da nove gradini, si perviene attraverso un piccolo ingresso che dà sul vicolo degli orfani dove sorge una vasca seicentesca con un ninfeo in pietra lavica, alimentata da una vecchia torre d’acqua. Accanto a lei, alla profondità di tre metri e mezzo, c’è un cunicolo che porta ad altre due grotte, che sicuramente custodiscono nuovi misteri.

Durante i lavori di pulitura, sepolte nel terriccio che ricolmava l’ingrottato, sono stati trovati diversi oggetti di differenti epoche, ma la cosa che ha suscitato scalpore è il ritrovamento di un puntale conico di ferro che altro non è che un portafiaccola da parete, per il quale bisogna stabilire il periodo a cui risale. Quest’ultimo ritrovamento richiama certamente a presupposti sull’esistenza dei sectarij….Ma a dir del Villabianca alla fine del settecento di quella terribile organizzazione “se n’era già perduta la semenza”.

Il Comune di Palermo, ha iniziato il recupero di tutta la zona che interessa il complesso di palazzo Blandi, in vista d’inserire il tutto in un nuovo itinerario nel circuito cittadino. Il percorso potrebbe comprendere l’area che riguarda l’antico letto che solcava il fiume Papireto, iniziando con la visita alle catacombe paleocristiane del IV-V sec.dopo Cristo, proseguendo con la visita d’alcune cripte e finendo con la leggendaria grotta dei Beati Paoli.

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re– C’era nà volta un Re, befè, biscotto e minè, chi avjia nà figghia, befiglia, biscotto e miniglia, chi ajia n’acceddu befello, biscotto e minello.

Un gnjiorno l’acceddu, befello, biscotto e minello dà figghia befiglia, biscotto e miniglia del re befè, biscotto e minè volò. Ahi, comu chiancia, a figghia befiglia, biscotto e miniglia dù re befè, biscotto e minè!

Allora ù re befè, biscotto e minè risse:
“A ccu mi porta l’acceddu befello, biscotto e minello io ci fazzu maritari mè figghia befiglia, biscotto e miniglia!”.

E vinni un cristiano vavùso, tignùso, biscotto e minnùso chi disse:
“Ecco, re befè, biscotto e minè, io ti purtavi l’acceddu befello, biscotto e minello di tò figlia befiglia, biscotto e miniglia del re befè, biscotto e minè, ora mi là ddare pì mugghieri!”.

U’ re befè, biscotto e minè chiamò a figghia befiglia, biscotto e miniglia, ma chidda, quanno vitte ddul cristiano vavùso, tignùso, biscotto e minnùso risse:
“Io sugno a figghia befiglia, biscotto e miniglia dù re befè, biscotto e minè e un mi marito a ddu cristiano vavùso, tignùso, biscotto e minnùso, mancu si mi purtò l’acceddu befello, biscotto e minello!”.

Allura ù cristiano vavùso, tignùso, biscotto e minnùso raprìo ii ita e l’acceddu befello, biscotto e minello ddà figghia befiglia, biscotto e miniglia del re befè, biscotto e minè, volò … –

Se vi piace questa filastrocca, dovete ringraziare Maria Rita Orlando

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N’capo vallare, cravunche!

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Posto questo divertentissimo articolo di Eugenia Nicolosi per http://www.livesicilia.it

Sex and the single…le quarantenni a caccia…

I tratti distintivi sono abbigliamento da educanda e trucco da battona, parlata a culo-di-gallina che se devono dire “pronto” dicono “prantu” come le dodicenni, account di Facebook sempre aperto e sorriso sempre falso. Sono le single quarantenni della palermobbane. Si sentono le vampire fighe di Tuailait ma hanno molte più rughe, e come loro si aggirano solo al calar delle tenebre. Nessuno sa che lavoro facciano, e pochi le incontrano di giorno. Forse non osano uscire allo scoperto sotto la luce del sole perché la mezza tonnellata di fondotinta che si sono impiccicate sotto gli occhi si vedrebbe tutta, ma all’imbrunire eccole che occupano i tavolini dei pub modaioli pronte, prontissime se la serata prende la piega giusta, ad arricamparsi ubriache all’alba.

A Palermo si sono formati questi micro gruppi di donne che gli uomini furbi evitano accuratamente, perché ormai è risaputo che anche se ridono, bevono cocktail e si annacano il culo vascio in discoteca, in realtà loro sono avvoltoi in assetto da combattimento che hanno un unico pensiero: la caccia. Perché loro il weekend vanno a caccia, di un esemplare maschio. All’inizio della loro carriera, l’uomo in questione doveva avere caratteristiche ben precise: eleganza, cultura e una barca di soldi. Con il passare delle stagionature bastava che non avesse matrimoni alle spalle e che non fosse psicopatico o evaso dall’Ucciardone. Adesso è sufficiente che abbia tutti i denti. Ma non lo diranno mai perché loro sono single e fiere di esserlo.

Tutto è iniziato quando anni e anni fa, rimaste forse rincoglionite da un episodio di SexAndTheCity o dal volume troppo alto delle loro stesse fastidiosissime risate, hanno iniziato a lasciare i fidanzati perché beh perché non lo sa nessuno, e volando di fiore in fiore si sono lasciate alle spalle tanti bei ragazzi disposti a tenersele a cuccia e sopratutto fiumi di curtigghi su quello che andavano combinando perchè a Palermo se fai la troppo la simpatica si curtigghia e poi non ti si piglia nessuno. Così ora, quelli della loro generazione si sono intelligentemente buttati sulle venticinquenni e loro sono rimaste accucchiate.

Se glielo chiedi però, ti dicono che non si vogliono accontentare come hanno fatto quelle patetiche donne tristi delle loro ex amiche e che anzi, al solo pensiero di abbandonare questa fantastica libertà di cui godono si sentono anche un tantino perse. Del resto, tutti si cornutìano, si lassanu, cioè chi me lo fa fare? Eppoi io non sono cosa di figli. Questa è più o meno la risposta.

E quell’occasione che hanno perso a trent’anni, quando quello lì si presentò con l’anello, è solo un aneddoto di cui ridere davanti un vodkatonic il sabato sera e su cui disperarsi la domenica pomeriggio. Quando in Tv danno i film romantici, quelli con Meg Ryan.

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