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Archive for the ‘Carta Carbone’ Category

05-via-castellana-bandiera  C’è una strada come tante di Palermo, che potresti trovare al Capo o a Ballarò, di quelle che pur essendo a senso unico, ci trovi sempre “u scarto” che la fa contromano e tu, per evitare, cerchi di metterti da parte e farlo passare.

In questo caso, c’è una via, nel degrado più totale , che consente il passaggio in entrambi i sensi e che, a vederla bene, ci passano anche due macchine.

Ma ci sono pure due donne che si incrociano, una (Elena Cotta) ormai vecchia, stanca, addolorata….confinata in un mondo non suo, con parenti non suoi, dove l’unico momento di gioia è costituito dall’andare a trovare la figlia defunta al cimitero….dall’altro lato un’altra donna (la stessa regista Emma Dante), visibilmente depressa per essere tornata nella terra abbandonata tanto tempo prima, che non riconosce più sua, come non riconosce più la madre, certamente contraria alla sua scelta di preferire le donne agli uomini.

Nasce una avvincente sfida…nessuna delle due vuole cedere il passo, determinate a far rispettare quel diritto di passaggio che effettivamente hanno, in un primo momento si ha l’impressione che la situazione possa sbloccarsi da un momento all’altro, ma poi è solamente sfida…di sguardi e di nervosismo.

Due donne vissute, amareggiate, addolorate, che si comprendono nello sguardo filtrato dal parabrezza, ma che allo stesso tempo non demordono….chiance u bono pu tintu…la goccia che fa traboccare il vaso è lì, la resa dei conti arriva, inesorabile e chi ci si trova nel mezzo patirà.

Nello sfondo c’è una strada costellata di abitazioni abusive dove, appena si hanno due lire, si “alza” un altro piano, si fanno scale contorte, verandine per aumentare lo spazio e per somigliare sempre più ad un penitenziario, per sistemare la figlia fuiuta da poco.

Ancora più lontani gli uomini….gli uomini di via Castellana Bandiera….buoni a venire subito alle mani, a comandare sulle mogli e addirittura a scommettere su chi, prima o poi cederà il passo al concorrente….

Ecco, forse è questo il senso di questo film che gira, a volte lento, a volte veloce, dove il non detto vale molto più del detto…, il fallimento dell’uomo che pensa di poter controllare tutto ma che, alla fine, si è solo illuso.

Giuseppe Carbone

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L’associazione socio-culturale rende noto che sono aperte le iscrizioni per il rinnovo del tesseramento per l’anno 2012.

Il 20 Novembre di quest’anno il Laboratorio compirà dieci anni di attività sul territorio misilmerese, sarà dunque il momento per fare un bilancio di quanto realizzato e per progettare nuove iniziative.

Gli ingredienti sono sempre gli stessi: passione, amore per il nostro territorio e disponibilità nel mettersi in gioco concretamente per la vita socio-culturale di tutti noi.

Ulteriori informazioni sono reperibili al seguente indirizzo internet: http://www.laboratoriodemocratico.it/tesseramento%202012.htm

o per il tramite della casella di posta elettronica: lab.democratico@libero.it

Il presidente
Dott. Giuseppe Carbone

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Nipote di Luigi Galvani, docente presso l’Università di Bologna dal 1798, dove prese il posto del suo maestro Sebastiano Canterzani; incentrò i suoi studi sulle applicazioni dell’elettricità in campo medico e sull’illuminazione, sviluppando la costruzione di fari e dispositivi antincendio. Nel 1807 pubblicò a Londra uno studio sul galvanismo intitolato An account of the late improvements in Galvanism nel quale asserisce che in determinate condizioni sarebbe possibile riportare in vita un cadavere mediante stimoli elettrici, una teoria che troverà poi spazio nel romanzo Frankenstein, di Mary Shelley.[1] Sempre mediante stimoli elettrici, durante i suoi spettacoli, induceva movimenti spasmodici ai muscoli facciali, alle braccia e alle gambe di esseri umani e di animali.

Scrisse numerosi trattati in varie lingue, tra le quali l’inglese ed il francese.

Molti suoi esperimenti furono giudicati spettacolari ed anche raccapriccianti (eseguiti su cadaveri); nel 1803 a Londra eseguì un esperimento pubblico sul cadavere di un impiccato di nome George Forrest accusato di aver ucciso la moglie e la figlia shockando i presenti a tal punto da provocare (indirettamente) la morte del suo assistente la notte stessa per infarto, dovuto con ogni probabilità al terrore scaturito in lui dopo l’esperimento. Nel detto esperimento il cadavere ricominciò a respirare il suo cuore a battere. Per gli scienziati Aldini riuscì per pochissimo tempo a riportare in vita il cadavere corporalmente, ma il cervello era comunque morto, e gli stimoli di movimento era necessario immetterli dall’esterno.

Grazie ai denari da lui lasciati fu fondata una scuola di scienze naturali a Bologna.

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Riflessioni….

L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl’illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d’Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co’ loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll’ago finissimo dell’ingegno i fili d’oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal’argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de’ Politici maneggj, et il rimbombo de’ bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria a Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione. Nella quale si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d’horrori, e Scene di malvaggità grandiosa, con intermezi d’Imprese virtuose e buontà angeliche, opposte alle operationi diaboliche. E veramente, considerando che questi nostri climi sijno sotto l’amparo del Re Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essi, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda l’Heroe di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl’Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl’altri Spettabili Magistrati qual’erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederlo tramutato in inferno d’atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dagl’huomini temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l’humana malitia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d’Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locché descriuendo questo Racconto auuenuto ne’ tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte delle persone che vi rappresentano le loro parti, sijno sparite dalla Scena del Mondo, con rendersi tributarij delle Parche, pure per degni rispetti, si tacerà li loro nomi, cioè la parentela, et il medesmo si farà de’ luochi, solo indicando li Territorij generaliter. Né alcuno dirà questa sij imperfettione del Racconto, e defformità di questo mio rozzo Parto, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Filosofia: che quanto agl’huomini in essa versati, ben vederanno nulla mancare alla sostanza di detta Narratione. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i nomi se non puri purissimi accidenti… Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?

Parte prima dell’introduzione ai Promessi Sposi di Manzoni –  “L’istituzione dell’ Eucarestia” – Giusto Di Gand

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Pubblico di seguito una recenzione del libro “La pescatrice di Platani” di Stefano Malatesta a cura dell’ottimo giornalista Marco Cicala de “La Repubblica” il libro sembra molto interessante, ma offre certamente diversi spunti di riflessione.

Ci sono Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Enzo Sellerio. Ma pure meno noti personaggi dall’altro sentire: il massimo esperto isolano di Joyce e il maggiore studioso europeo di chiostri. Senza dimenticare “il più grande disegnatore di gioielli del secolo”, che si chiamava Fulco Santo Stefano della Cerda, duca di Verdura, e fece fortuna prima a Parigi, poi negli Stati Uniti.

La pescatrice di Platani, l’ultimo libro di Stefano Malatesta (Neri Pozza, euro 16) potrebbe essere un’anatomia dell’irrequietezza intellettuale siciliana, se in 180 pagine di stupefacenti vagabondaggi (“passeggiare è un’attività umana superiore”) non si abbandonasse liturgicamente a illuminazioni profane: estasi botaniche negli onusti Orti pubblici di Palermo; estasi palatali di alicette e melanzane; estasi olfattive: l’odore spartito del “riposto” – cioè tutto quanto era stipato nelle dispense dei grandi palazzi nobiliari – o l’aroma acre delle friggitorie.

La passione siciliana “per il cibo in strada è stata ereditata dal mondo arabo”. Il problema è che “la maggioranza dei siciliani, orgogliosissima di vantare ascendenze normanne, si è sempre come vergognata di una possibile origine araba”.

A dire il vero i siciliani si vergognavano anche di “servire i clienti dei bar la spremuta” delle loro arance, e mai inserviano nei menù dei ristoranti i “cannoli e le cassate, vette supreme della gastronomia” Perchè? Vecchie idiosincrasie. Però le cose cambiano.

Non sempre in peggio. Certo, mercati come la Vucciria si fanno meno emozionanti. E le coste dove andavano a nidificare le testuggini oggi sono incellophanate dalle coltivazioni intensive dei pomodori detti Pachino. Ma, dagli anni 90, la Sicilia non solo ha liquidato “residui arcaici” tipo la fuitina o l’atavica ossessione maschia “per la grandezza della minchia”: ha anche imparato a fare il vino. Con risultati sbalorditivi. Una rivoluzione. Un’epica. Che nel libro si merita il capitolo più esteso.

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